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instaitalia - 5.6m posts

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  • 📷 @bokehm0n
📍 #Siena
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Siena si vede sin da lontano risplendere perfetta nel suo equilibrio medievale. I tre colli su cui siede si stagliano in un panorama campestre idilliaco, nel quale i confini dell’antico centro sfumano come un tempo in una campagna che a tratti sembra ancora quella ritratta nell’Allegoria del Buon Governo dipinta da Ambrogio Lorenzetti nelle stanze del Palazzo Pubblico. Siena, intatta per secoli, si mostra oggi in buona misura come appariva nel 1300, e la conservazione di un patrimonio architettonico medievale unico e coerente è una delle ragioni principali per visitare una città splendida, da tempo consapevole della fragilità del suo equilibrio: è stata infatti il primo comune d’Europa a chiudere il centro storico al traffico, già nel 1966.
Ma sarebbe sbagliato pensare a Siena come a una città ferma al suo passato, una meta turistica da cartolina dove la vita si è cristallizzata. Al contrario passeggiando per i suoi vicoli si scopre una città viva, vero centro culturale che ospita un’Università vecchia di 750 anni, oltre a istituzioni di prestigio internazionale come l'Accademia Musicale Chigiana, l'Università per Stranieri, e le accademie dei Fisiocritici e degli Intronati.
L’epoca di massimo splendore della città, coinciso con l’affermarsi di Siena come rivale di Firenze, venne raggiunta in pieno Medioevo, un periodo che ha visto la città - al culmine della sua evoluzione storico-economica – prendere l’attuale forma: nel corso di pochi decenni vennero eretti lo splendido Palazzo Comunale con l’altissima Torre del Mangia, venne lastricata la bellissima Piazza del Campo con le nervature di travertino a disegnarne la caratteristica forma a conchiglia e venne eretto il famosissimo Duomo.⠀
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📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy
  • 📷 @bokehm0n
    📍 #Siena

    Siena si vede sin da lontano risplendere perfetta nel suo equilibrio medievale. I tre colli su cui siede si stagliano in un panorama campestre idilliaco, nel quale i confini dell’antico centro sfumano come un tempo in una campagna che a tratti sembra ancora quella ritratta nell’Allegoria del Buon Governo dipinta da Ambrogio Lorenzetti nelle stanze del Palazzo Pubblico. Siena, intatta per secoli, si mostra oggi in buona misura come appariva nel 1300, e la conservazione di un patrimonio architettonico medievale unico e coerente è una delle ragioni principali per visitare una città splendida, da tempo consapevole della fragilità del suo equilibrio: è stata infatti il primo comune d’Europa a chiudere il centro storico al traffico, già nel 1966.
    Ma sarebbe sbagliato pensare a Siena come a una città ferma al suo passato, una meta turistica da cartolina dove la vita si è cristallizzata. Al contrario passeggiando per i suoi vicoli si scopre una città viva, vero centro culturale che ospita un’Università vecchia di 750 anni, oltre a istituzioni di prestigio internazionale come l'Accademia Musicale Chigiana, l'Università per Stranieri, e le accademie dei Fisiocritici e degli Intronati.
    L’epoca di massimo splendore della città, coinciso con l’affermarsi di Siena come rivale di Firenze, venne raggiunta in pieno Medioevo, un periodo che ha visto la città - al culmine della sua evoluzione storico-economica – prendere l’attuale forma: nel corso di pochi decenni vennero eretti lo splendido Palazzo Comunale con l’altissima Torre del Mangia, venne lastricata la bellissima Piazza del Campo con le nervature di travertino a disegnarne la caratteristica forma a conchiglia e venne eretto il famosissimo Duomo.⠀
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  • 18,729 66 16 January, 2020
  • 📸 @nonnarena1
📍#OrtaSanGiulio
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#Buongiorno ragazzi, Al centro del Lago d'Orta, sorge l’isola di San Giulio, così denominata dal santo evangelizzatore che riposa nella sua basilica. Secondo la leggenda, raccolta negli Atti, San Giulio era originario dell’isola greca di Egina. Vissuto al tempo dell’imperatore Teodosio, intorno alla metà del IV secolo, giunse al termine della sua missione evangelizzatrice sulle sponde del lago. Mentre suo fratello Giuliano si fermò a Gozzano per fondarvi la Collegiata, San Giulio decise di raggiungere l’isola, navigando sul suo mantello disteso sulle acque. Trovandola invasa dai serpenti, li scacciò col suo bastone e vi costruì la sua centesima chiesa, dedicandola ai Santi Apostoli, assicurando così l’evangelizzazione della Riviera.

Gli studi del monaco belga Reginald Grégoire dimostrano il fondo storico di questa tradizione, poiché assimilano la figura di San Giulio a quella di un cappellano dell’esercito bizantino che avrebbe ricevuto dall’imperatore Teodosio il mandato di costruire chiese. L’edificio fondato da San Giulio potrebbe forse identificarsi con quello di una costruzione orientata i cui resti, di epoca paleocristiana, sono stati ritrovati al di sotto dell’attuale pavimentazione della basilica odierna durante la campagna di scavi del 1984.
Gli scavi archeologici che hanno coinvolto l'isola dimostrato anche che la presenza umana a San Giulio è molto più antica e si attestata tra il Neolitico e l'Età del Ferro. Il nucleo originario dell'abitato sarebbe stato quindi abbandonato dopo il periodo romano. È possibile che l'isola fosse comunque abitata periodo precristiano. Questo spiegherebbe, sia il motivo per cui l'evangelizzatore decise di costruirvi, verso il 390, la prima chiesa, sia il simbolo adombrato dalla leggendaria infestazione di serpi e draghi. Tali rettili sarebbero quindi una allegoria del Male e, nel caso specifico, secondo i cristiani di quei tempi, del paganesimo.
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📝 #ig_italia #italia
  • 📸 @nonnarena1
    📍 #OrtaSanGiulio

    #Buongiorno ragazzi, Al centro del Lago d'Orta, sorge l’isola di San Giulio, così denominata dal santo evangelizzatore che riposa nella sua basilica. Secondo la leggenda, raccolta negli Atti, San Giulio era originario dell’isola greca di Egina. Vissuto al tempo dell’imperatore Teodosio, intorno alla metà del IV secolo, giunse al termine della sua missione evangelizzatrice sulle sponde del lago. Mentre suo fratello Giuliano si fermò a Gozzano per fondarvi la Collegiata, San Giulio decise di raggiungere l’isola, navigando sul suo mantello disteso sulle acque. Trovandola invasa dai serpenti, li scacciò col suo bastone e vi costruì la sua centesima chiesa, dedicandola ai Santi Apostoli, assicurando così l’evangelizzazione della Riviera.

    Gli studi del monaco belga Reginald Grégoire dimostrano il fondo storico di questa tradizione, poiché assimilano la figura di San Giulio a quella di un cappellano dell’esercito bizantino che avrebbe ricevuto dall’imperatore Teodosio il mandato di costruire chiese. L’edificio fondato da San Giulio potrebbe forse identificarsi con quello di una costruzione orientata i cui resti, di epoca paleocristiana, sono stati ritrovati al di sotto dell’attuale pavimentazione della basilica odierna durante la campagna di scavi del 1984.
    Gli scavi archeologici che hanno coinvolto l'isola dimostrato anche che la presenza umana a San Giulio è molto più antica e si attestata tra il Neolitico e l'Età del Ferro. Il nucleo originario dell'abitato sarebbe stato quindi abbandonato dopo il periodo romano. È possibile che l'isola fosse comunque abitata periodo precristiano. Questo spiegherebbe, sia il motivo per cui l'evangelizzatore decise di costruirvi, verso il 390, la prima chiesa, sia il simbolo adombrato dalla leggendaria infestazione di serpi e draghi. Tali rettili sarebbero quindi una allegoria del Male e, nel caso specifico, secondo i cristiani di quei tempi, del paganesimo.

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  • 28,993 187 16 January, 2020
  • 📷 @silviarpetit
📍#Firenze
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È la quinta chiesa più grande della cristianità europea, ha la più grande cupola in muratura mai costruita e può contenere fino a 3.000 persone. Santa Maria del Fiore nasconde molti segreti poco evidenti, ma quali sono?
Ad esempio è stracolmo di decorazioni. Formelle e statue lo affollano. Tra le più numerose ci sono quelle degli angeli sulle cornici dei portoni laterali della facciata.
Molti sono ritratti in degne e pacifiche posizioni, ma uno di questi desta scalpore da secoli.
Nel portone a destra, ad altezza degli occhi, un essere celeste ci fa il gesto dell’ombrello. Le interpretazioni sono tante ma una delle più fantasiose viene dallo scrittore David Lewitt.
L’americano, autore di “Florence, a delicate case” sostiene che il gesto avrebbe un significato nascosto, cioè, sarebbe l’angelo dei sodomiti. Altri sostengono che invece l’essere divino sia “intrappolato” nell’oppressiva formella.
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L’astronomia ha sempre avuto a che fare con l’architettura. Ma raramente era diventata così integrante all’interno di una costruzione come a Santa Maria del Fiore.
All’altezza dei 90 metri, sulla lanterna del Duomo di Firenze c’è un foro. Questo foro, detto “gnomone“, ha reso possibili molte scoperte, tra le quali due veramente importanti.
L’astronomo Toscanelli riuscì a stabilire il solstizio esatto, cioè il periodo dell’anno dove il sole è più alto. Così, dopo più di 60 anni, si riuscì a convincere papa Gregorio XII ad allineare le date solari con quella ufficiale, creando il famoso calendario gregoriano.
Mentre nel ‘700 c’era un dubbio che assillava gli astronomi: l’inclinazione dell’asse terrestre si modificava col tempo?
Leonardo Ximenes riuscì a dare una risposta. Confrontando i dati del 1510 con i suoi, e ripetendo l’esperimento per vari anni riuscì a calcolare l’oscillazione dell’asse terrestre identico a quello di oggi. Fu sempre lui a tracciare la linea meridiana in bronzo sul pavimento della Cappella, dove c’è anche il disco di Toscanelli.
E non dimentichiamoci nel sotterraneo di Santa Maria del Fiore, proprio sotto il Duomo di Firenze, della tomba di Filippo Brunelleschi.
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📝 #ig_italia #italia
  • 📷 @silviarpetit
    📍 #Firenze

    È la quinta chiesa più grande della cristianità europea, ha la più grande cupola in muratura mai costruita e può contenere fino a 3.000 persone. Santa Maria del Fiore nasconde molti segreti poco evidenti, ma quali sono?
    Ad esempio è stracolmo di decorazioni. Formelle e statue lo affollano. Tra le più numerose ci sono quelle degli angeli sulle cornici dei portoni laterali della facciata.
    Molti sono ritratti in degne e pacifiche posizioni, ma uno di questi desta scalpore da secoli.
    Nel portone a destra, ad altezza degli occhi, un essere celeste ci fa il gesto dell’ombrello. Le interpretazioni sono tante ma una delle più fantasiose viene dallo scrittore David Lewitt.
    L’americano, autore di “Florence, a delicate case” sostiene che il gesto avrebbe un significato nascosto, cioè, sarebbe l’angelo dei sodomiti. Altri sostengono che invece l’essere divino sia “intrappolato” nell’oppressiva formella.

    L’astronomia ha sempre avuto a che fare con l’architettura. Ma raramente era diventata così integrante all’interno di una costruzione come a Santa Maria del Fiore.
    All’altezza dei 90 metri, sulla lanterna del Duomo di Firenze c’è un foro. Questo foro, detto “gnomone“, ha reso possibili molte scoperte, tra le quali due veramente importanti.
    L’astronomo Toscanelli riuscì a stabilire il solstizio esatto, cioè il periodo dell’anno dove il sole è più alto. Così, dopo più di 60 anni, si riuscì a convincere papa Gregorio XII ad allineare le date solari con quella ufficiale, creando il famoso calendario gregoriano.
    Mentre nel ‘700 c’era un dubbio che assillava gli astronomi: l’inclinazione dell’asse terrestre si modificava col tempo?
    Leonardo Ximenes riuscì a dare una risposta. Confrontando i dati del 1510 con i suoi, e ripetendo l’esperimento per vari anni riuscì a calcolare l’oscillazione dell’asse terrestre identico a quello di oggi. Fu sempre lui a tracciare la linea meridiana in bronzo sul pavimento della Cappella, dove c’è anche il disco di Toscanelli.
    E non dimentichiamoci nel sotterraneo di Santa Maria del Fiore, proprio sotto il Duomo di Firenze, della tomba di Filippo Brunelleschi.

    📝 #ig_italia #italia
  • 19,867 80 16 January, 2020
  • #📷 @@paolo_carrera
📍 #Verona
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Natura, storia, arte, letteratura, enogastronomia. Il territorio veronese ne ha per tutti i gusti, ma i suoi tesori non sono sempre esposti in bella vista, alcuni sono un po’ nascosti, come fossero piccoli segreti, delle curiosità molto “gustose” di cui pochi sanno e che sono perfette per arricchire la visita di questo territorio. Oggi ne sveliamo alcune.
Il sentiero del Ventrar  si trova sul monte Baldo, al confine tra la provincia di Verona e quella di Trento. Nel suo tracciato sorveglia dall’alto il lago di Garda, come ne fosse il guardiano. Ritenuto da molti uno dei sentieri naturalistici più belli d’Europa, si sviluppa ad anello per una lunghezza di circa 5 km. Nel suo percorso regala panorami affascinanti: scorci dell’alto Garda, incorniciati dalle pareti del monte. Gli appassionati di piante e fiori potranno improvvisarsi piccoli botanici.
Visitando Verona, non potete non imbattervi in piazza delle Erbe, una tra le piazze più antiche della città, risalente al periodo romano. Oggi è il centro della movida locale. Un arco collega piazza delle Erbe a piazza dei Signori. Su quest’arco, conosciuto come Arco della Costa, è appeso un osso. In quella posizione da secoli, non si sa se sia di balena o di dinosauro. La funzione originale ancora non è chiara, anche se la più probabile è che sia un’antica insegna di una farmacia risalente al Medioevo (in quel periodo si credeva che la polvere dell’osso di balena avesse proprietà curative). Ai veronesi però piace molto di più raccontare la versione suggestiva della storia: «La leggenda narra che la costola cadrà in testa alla prima persona pura che vi passerà sotto…». Infine se la storia delle guerre d’indipendenza vi appassiona, proseguite  verso Villafranca e visitate il Palazzo Bottagisio, sede dell’incontro tra Napoleone III e l’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe, che portò alla firma del trattato di pace della Seconda guerra d’indipendenza, gettando le basi dell’Unità d’Italia.
Risalente al 1700 e recentemente ristrutturato, il palazzo ha un giardino botanico che merita una visita.
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📝 #ig_italia #italia
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  • #📷 @@paolo_carrera
    📍 #Verona

    Natura, storia, arte, letteratura, enogastronomia. Il territorio veronese ne ha per tutti i gusti, ma i suoi tesori non sono sempre esposti in bella vista, alcuni sono un po’ nascosti, come fossero piccoli segreti, delle curiosità molto “gustose” di cui pochi sanno e che sono perfette per arricchire la visita di questo territorio. Oggi ne sveliamo alcune.
    Il sentiero del Ventrar  si trova sul monte Baldo, al confine tra la provincia di Verona e quella di Trento. Nel suo tracciato sorveglia dall’alto il lago di Garda, come ne fosse il guardiano. Ritenuto da molti uno dei sentieri naturalistici più belli d’Europa, si sviluppa ad anello per una lunghezza di circa 5 km. Nel suo percorso regala panorami affascinanti: scorci dell’alto Garda, incorniciati dalle pareti del monte. Gli appassionati di piante e fiori potranno improvvisarsi piccoli botanici.
    Visitando Verona, non potete non imbattervi in piazza delle Erbe, una tra le piazze più antiche della città, risalente al periodo romano. Oggi è il centro della movida locale. Un arco collega piazza delle Erbe a piazza dei Signori. Su quest’arco, conosciuto come Arco della Costa, è appeso un osso. In quella posizione da secoli, non si sa se sia di balena o di dinosauro. La funzione originale ancora non è chiara, anche se la più probabile è che sia un’antica insegna di una farmacia risalente al Medioevo (in quel periodo si credeva che la polvere dell’osso di balena avesse proprietà curative). Ai veronesi però piace molto di più raccontare la versione suggestiva della storia: «La leggenda narra che la costola cadrà in testa alla prima persona pura che vi passerà sotto…». Infine se la storia delle guerre d’indipendenza vi appassiona, proseguite verso Villafranca e visitate il Palazzo Bottagisio, sede dell’incontro tra Napoleone III e l’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe, che portò alla firma del trattato di pace della Seconda guerra d’indipendenza, gettando le basi dell’Unità d’Italia.
    Risalente al 1700 e recentemente ristrutturato, il palazzo ha un giardino botanico che merita una visita.

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  • 15,659 66 16 January, 2020
  • 📸 @andreacomi_photography
📍#Lecco
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Lecco è lo scrigno della storia che l’ha attraversata: dal Ducato di Milano con la famiglia Visconti, alla dominazione spagnola ed austriaca. Ogni epoca ha portato con sé costruzioni e distruzioni, però tutt’oggi sono ancora visibili ed in ottimo stato di conservazione la torre medievale in piazza XX Settembre, conosciuta come Torre Viscontea, e un tratto della cinta muraria, il cosiddetto vallo delle mura.
Il centro storico che si estende parallelamente alla riva del lago offre architetture di sapore ottocentesco, ben visibile nel porticato che caratterizza piazza XX settembre e in alcuni palazzi del centro. Emblema dello stile neoclassico il Teatro della Società in Piazza Garibaldi, opera di Giuseppe Bovara, architetto lecchese.
Dalle piazze centrali si diramano vie e viuzze del centro caratterizzate dalla presenza di negozi di moda e di residenze familiari. Ad aprire e chiudere il centro storico due piazze che contraddistinguono Lecco in maniera diversa. A sinistra e ben visibile, perché affacciata sul lago, abbiamo Piazza Cermenati, con il monumento dedicato a Mario Cermenati, alle cui spalle troviamo la scalinata che ci porta alla Basilica di San Nicolò e al Campanile, che è possibile visitare per salire fino in cima ai suoi 96 metri e vedere Lecco dall’alto.
All’altro estremo, alla fine della centralissima via Roma, il monumento ad Alessandro Manzoni, colui che ha reso famosa Lecco con il suo capolavoro letterario, infatti possiamo ben dire che Lecco è anche la città dei Promessi Sposi. ⠀
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📝 #ig_italia #italia
  • 📸 @andreacomi_photography
    📍 #Lecco

    Lecco è lo scrigno della storia che l’ha attraversata: dal Ducato di Milano con la famiglia Visconti, alla dominazione spagnola ed austriaca. Ogni epoca ha portato con sé costruzioni e distruzioni, però tutt’oggi sono ancora visibili ed in ottimo stato di conservazione la torre medievale in piazza XX Settembre, conosciuta come Torre Viscontea, e un tratto della cinta muraria, il cosiddetto vallo delle mura.
    Il centro storico che si estende parallelamente alla riva del lago offre architetture di sapore ottocentesco, ben visibile nel porticato che caratterizza piazza XX settembre e in alcuni palazzi del centro. Emblema dello stile neoclassico il Teatro della Società in Piazza Garibaldi, opera di Giuseppe Bovara, architetto lecchese.
    Dalle piazze centrali si diramano vie e viuzze del centro caratterizzate dalla presenza di negozi di moda e di residenze familiari. Ad aprire e chiudere il centro storico due piazze che contraddistinguono Lecco in maniera diversa. A sinistra e ben visibile, perché affacciata sul lago, abbiamo Piazza Cermenati, con il monumento dedicato a Mario Cermenati, alle cui spalle troviamo la scalinata che ci porta alla Basilica di San Nicolò e al Campanile, che è possibile visitare per salire fino in cima ai suoi 96 metri e vedere Lecco dall’alto.
    All’altro estremo, alla fine della centralissima via Roma, il monumento ad Alessandro Manzoni, colui che ha reso famosa Lecco con il suo capolavoro letterario, infatti possiamo ben dire che Lecco è anche la città dei Promessi Sposi. ⠀
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  • 21,067 87 14 January, 2020
  • 📷 @cinzia.duke
📍 #Matera
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Le chiese rupestri del territorio di Matera, fondate principalmente nell'Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d'uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un'importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Talune chiese, inoltre, pur nella sostanziale impostazione latina, presentano elementi bizantini, o viceversa, chiese architettonicamente greche hanno spazi liturgici di tipo latino. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei, che, oltre alla funzione decorativa, inducevano alla contemplazione e alla preghiera.
Nel Medioevo piccole comunità di laici e monaci immigrati dalle zone della Cappadocia, Armenia, Siria ed Asia Minore, dopo aver perso le possibilità di culto, si rifugiarono in queste grotte che diventarono luoghi di preghiera decorati con affreschi bizantini, arricchendo di arte e cultura orientale l'intero comprensorio.

La Chiesa di Santa Maria De Idris sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Montirone (o Monterrone), nelle vicinanze di San Pietro Caveoso. La posizione è stupenda e offre un panorama unico, sulla città e sulla Gravina.
La chiesa di Santa Maria de Idris risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Questa cripta è importante per gli affreschi che
conserva e che vanno dal XII al XVII secolo. Le due chiese sono comunicanti.
Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini. La chiesa presenta una pianta irregolare ed è caratterizzata da due parti distinte: una costruita e una scavata. La facciata, modesta e realizzata in tufo, fu rifatta nel Quattrocento, a seguito di un crollo.
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📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy
  • 📷 @cinzia.duke
    📍 #Matera

    Le chiese rupestri del territorio di Matera, fondate principalmente nell'Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d'uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un'importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Talune chiese, inoltre, pur nella sostanziale impostazione latina, presentano elementi bizantini, o viceversa, chiese architettonicamente greche hanno spazi liturgici di tipo latino. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei, che, oltre alla funzione decorativa, inducevano alla contemplazione e alla preghiera.
    Nel Medioevo piccole comunità di laici e monaci immigrati dalle zone della Cappadocia, Armenia, Siria ed Asia Minore, dopo aver perso le possibilità di culto, si rifugiarono in queste grotte che diventarono luoghi di preghiera decorati con affreschi bizantini, arricchendo di arte e cultura orientale l'intero comprensorio.

    La Chiesa di Santa Maria De Idris sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Montirone (o Monterrone), nelle vicinanze di San Pietro Caveoso. La posizione è stupenda e offre un panorama unico, sulla città e sulla Gravina.
    La chiesa di Santa Maria de Idris risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Questa cripta è importante per gli affreschi che
    conserva e che vanno dal XII al XVII secolo. Le due chiese sono comunicanti.
    Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini. La chiesa presenta una pianta irregolare ed è caratterizzata da due parti distinte: una costruita e una scavata. La facciata, modesta e realizzata in tufo, fu rifatta nel Quattrocento, a seguito di un crollo.

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  • 9,718 32 23 hours ago
  • 📸 @giogiogio63
📍#lagoditoblino
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Il lago di Toblino è un piccolo bacino lacustre nella valle dei Laghi. Si tratta di una meta molto interessante e piuttosto comoda da raggiungere: si trova infatti a circa 20 km da #Trento, lungo la Gardesana Occidentale (SS 45 bis) che collega il capoluogo di provincia a Riva del Garda.
Il lago si trova in una posizione del tutto peculiare dal punto di vista climatico: circondato da montagne, il bacino presenta una flora e una fauna di tipo submediterraneo/mediterraneo favorito anche dall’influsso del lago di Garda. Di dimensioni ridotte (circa 0.670 kmq) , il lago presenta una profondità di circa 14 metri, in progressiva diminuzione a causa del processo di sedimentazione innescato con la costruzione della vicina centrale di Santa Massenza (1951). Di particolare interesse è la passerella in legno che consente di camminare lungo le sponde del lago, circondato da un canneto e di ammirare le numerose specie di uccelli, in particolare quelle acquatiche tra cui anatre, cigni, folaghe, germani reali, usignoli di fiume e aironi cinerini. 
Molto ricca è anche la flora, tra cui spiccano pini ma anche lecci, salici e querce nonché piante di alloro, di rosmarino, di limone e di olivo. A tal proposito, dal 1992 il lago è tutelato come Biotopo dalla Provincia Autonoma di Trento. Per chi giungesse da nord, è possibile parcheggiare nei pressi della rotatoria di Padergnone e dalla quale si imbocca inizialmente un bel sentiero che dopo un breve tratto si trasforma in passerella in legno.
Dopo aver percorso circa 500 metri avvolti nella vegetazione, sulla riva nord del lago, si trova il Castello di Toblino, costruito attorno al 1200 ma ammodernato a partire dal Cinquecento da Bernardo Clesio prima e dai Madruzzo e dai Wolkenstein successivamente.

Interessante notare la posizione: la struttura è arroccata sulla piccola e protetta penisola del lago con chiari motivi di strategia difensiva.
Merita certamente una piccola deviazione al fine di ammirare l’ampia cinta merlata che lo circonda e il grande parco attorno. ⠀
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📝 #ig_italia #italia
  • 📸 @giogiogio63
    📍 #lagoditoblino

    Il lago di Toblino è un piccolo bacino lacustre nella valle dei Laghi. Si tratta di una meta molto interessante e piuttosto comoda da raggiungere: si trova infatti a circa 20 km da #Trento , lungo la Gardesana Occidentale (SS 45 bis) che collega il capoluogo di provincia a Riva del Garda.
    Il lago si trova in una posizione del tutto peculiare dal punto di vista climatico: circondato da montagne, il bacino presenta una flora e una fauna di tipo submediterraneo/mediterraneo favorito anche dall’influsso del lago di Garda. Di dimensioni ridotte (circa 0.670 kmq) , il lago presenta una profondità di circa 14 metri, in progressiva diminuzione a causa del processo di sedimentazione innescato con la costruzione della vicina centrale di Santa Massenza (1951). Di particolare interesse è la passerella in legno che consente di camminare lungo le sponde del lago, circondato da un canneto e di ammirare le numerose specie di uccelli, in particolare quelle acquatiche tra cui anatre, cigni, folaghe, germani reali, usignoli di fiume e aironi cinerini.
    Molto ricca è anche la flora, tra cui spiccano pini ma anche lecci, salici e querce nonché piante di alloro, di rosmarino, di limone e di olivo. A tal proposito, dal 1992 il lago è tutelato come Biotopo dalla Provincia Autonoma di Trento. Per chi giungesse da nord, è possibile parcheggiare nei pressi della rotatoria di Padergnone e dalla quale si imbocca inizialmente un bel sentiero che dopo un breve tratto si trasforma in passerella in legno.
    Dopo aver percorso circa 500 metri avvolti nella vegetazione, sulla riva nord del lago, si trova il Castello di Toblino, costruito attorno al 1200 ma ammodernato a partire dal Cinquecento da Bernardo Clesio prima e dai Madruzzo e dai Wolkenstein successivamente.

    Interessante notare la posizione: la struttura è arroccata sulla piccola e protetta penisola del lago con chiari motivi di strategia difensiva.
    Merita certamente una piccola deviazione al fine di ammirare l’ampia cinta merlata che lo circonda e il grande parco attorno. ⠀
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    📝 #ig_italia #italia
  • 20,882 100 14 January, 2020
  • 📷 @m_reynoldsphotogrspy
📍#Vernazza
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Unico porto naturale delle Cinque Terre, il borgo di Vernazza si sviluppa lungo il torrente Vernazzola (ora coperto), per risalire sulle pendici di uno sperone roccioso che nasconde l’abitato a chi proviene dal mare. Ripidi e strettissimi percorsi scendono verso la strada principale che sfocia in una piazzetta situata in faccia al porticciolo. Alla stessa tipologia delle case torre, presenti anche a Riomaggiore, Manarola e Monterosso, si aggiungono forme architettoniche più elaborate quali portali decorati e porticati, testimonianza della prosperità di cui godette il paese durante la dominazione genovese.
Molto ben conservati i castelli, nota caratteristica delle Cinque Terre e di Vernazza in particolare.
Il porticciolo può ospitare barche medio-piccole ed è un valido riparo per onde di media intensità, mentre non risulta sufficiente per le grandi mareggiate invernali.
Vernazza è stato per diversi anni il polo di attrazione maggiore nelle Cinque Terre, insieme a Monterosso. Il colpo d’occhio è senza dubbio il più spettacolare sia giungendovi via mare, sia dai sentieri. Il nucleo abitato ha il suo fulcro nella piazza proprio a ridosso del porticciolo e perciò, specie nei momenti di maggiore afflusso turistico, l’affollamento può risultare un po’ fastidioso, specie per chi intende pernottarvi.
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Approfondisci la conoscenza del territorio  ammirando altre splendide foto come  questa, seguendo le community di @ig_liguria_ & @ig.cinqueterre
Per entrare a far parte della nostra gallery utilizzate il nostro hashtag ufficiale e taggate le vostre foto.
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    📍 #Vernazza

    Unico porto naturale delle Cinque Terre, il borgo di Vernazza si sviluppa lungo il torrente Vernazzola (ora coperto), per risalire sulle pendici di uno sperone roccioso che nasconde l’abitato a chi proviene dal mare. Ripidi e strettissimi percorsi scendono verso la strada principale che sfocia in una piazzetta situata in faccia al porticciolo. Alla stessa tipologia delle case torre, presenti anche a Riomaggiore, Manarola e Monterosso, si aggiungono forme architettoniche più elaborate quali portali decorati e porticati, testimonianza della prosperità di cui godette il paese durante la dominazione genovese.
    Molto ben conservati i castelli, nota caratteristica delle Cinque Terre e di Vernazza in particolare.
    Il porticciolo può ospitare barche medio-piccole ed è un valido riparo per onde di media intensità, mentre non risulta sufficiente per le grandi mareggiate invernali.
    Vernazza è stato per diversi anni il polo di attrazione maggiore nelle Cinque Terre, insieme a Monterosso. Il colpo d’occhio è senza dubbio il più spettacolare sia giungendovi via mare, sia dai sentieri. Il nucleo abitato ha il suo fulcro nella piazza proprio a ridosso del porticciolo e perciò, specie nei momenti di maggiore afflusso turistico, l’affollamento può risultare un po’ fastidioso, specie per chi intende pernottarvi.

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  • 15,202 59 15 January, 2020

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