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  • That he could turn my cynic's mind into that of a hopeless romantic was the reason I told them that it's bound to be love or something a lot like it. I ponder over the heaviness of the four letter word inside a mouth that spews acid on most days. It tastes like peppermint and smells like fresh coffee, sounds like native music in a new country. So in a quaint cafe one winter evening I try to tell you about how I skipped alcohol for a cup of coffee here with you , how the storms in my head have finally found peace as I wait for the bus sipping on your favourite cranberry juice.You call me a wildflower , an element of chaos, I don't disagree neither do I tell you about the heaviness that hangs from my ribs like frozen icicles or how my heart has turned cold over the years when I could only see the disasters of the world. I devour your words with the homemade chocolates you bring ,smoke one cigarette instead of two or none at all , take care of myself just to show you that I can. You recite poems from a battered copy of neruda, I listen to you mesmerised wondering if you could tell how my heartbeats changed around your honey scented perfume that cling to me even after you leave. Your leaving makes me anxious ,tugs at the strings that keep my heart together. Like classics being read beside a warm hearth ,you are one of the few thrills in my life that donot come with self destruction. You hum a lullaby when it rains drawing careless patterns on the fogged up windowpane and I memorise the creases in your smile just in case this becomes another memory to remember this city by. As we walk along the cobblestoned pavement I strike a deal with God, tell him I'll never write about you if things remain like this. You see, all the stories in my journal are tragic and I need you to be an exception, a story book fantasy turned real.So I walk over to you now , mess your hair up ,take a bite from your cheeseburger,tell you this feels nice. As you giggle like a child, I let you a sigh cursing and praying silently, allow myself to hope after a long time.

#terriblytinytales #ttt #microfiction #wordporn#words #wordgasm #writer #author#poet#poem #writing #writersofinstagram
  • That he could turn my cynic's mind into that of a hopeless romantic was the reason I told them that it's bound to be love or something a lot like it. I ponder over the heaviness of the four letter word inside a mouth that spews acid on most days. It tastes like peppermint and smells like fresh coffee, sounds like native music in a new country. So in a quaint cafe one winter evening I try to tell you about how I skipped alcohol for a cup of coffee here with you , how the storms in my head have finally found peace as I wait for the bus sipping on your favourite cranberry juice.You call me a wildflower , an element of chaos, I don't disagree neither do I tell you about the heaviness that hangs from my ribs like frozen icicles or how my heart has turned cold over the years when I could only see the disasters of the world. I devour your words with the homemade chocolates you bring ,smoke one cigarette instead of two or none at all , take care of myself just to show you that I can. You recite poems from a battered copy of neruda, I listen to you mesmerised wondering if you could tell how my heartbeats changed around your honey scented perfume that cling to me even after you leave. Your leaving makes me anxious ,tugs at the strings that keep my heart together. Like classics being read beside a warm hearth ,you are one of the few thrills in my life that donot come with self destruction. You hum a lullaby when it rains drawing careless patterns on the fogged up windowpane and I memorise the creases in your smile just in case this becomes another memory to remember this city by. As we walk along the cobblestoned pavement I strike a deal with God, tell him I'll never write about you if things remain like this. You see, all the stories in my journal are tragic and I need you to be an exception, a story book fantasy turned real.So I walk over to you now , mess your hair up ,take a bite from your cheeseburger,tell you this feels nice. As you giggle like a child, I let you a sigh cursing and praying silently, allow myself to hope after a long time.

    #terriblytinytales   #ttt   #microfiction   #wordporn #words   #wordgasm   #writer   #author #poet #poem   #writing   #writersofinstagram
  • 0 0 18 August, 2019
  • “Ti servono?”
“Cosa?”
“Le mie ciabatte.”
“...Perché?”
“Boh, le fissavi intensamente.”
“No è che... vanno in direzioni diverse.”
“E quindi?”
“E quindi... vanno messe in ordine.”
“Chi l’ha detto?”
Io guardo la bambina strana della quarta fila, secondo ombrellone a sinistra, e penso che è davvero strana. Ha un costume con le stelle nere troppo grande, le ciondola sui fianchi che non sembra farci caso quando ci mette le mani sopra.
“Tu sei Filippo.”
Cerco il punto di domanda ma non lo trovo.
“Io mi chiamo Cristina. Però non mi piace, forse lo cambio.” Io non dico niente, perché a questa cosa che ci si può cambiare il nome, proprio non ci avevo mai pensato.
“Hai finito con quello?” Indica il mio ghiacciolo. “Con quanti te ne mangi, a fine stagione sarai diventato un limone.” Sorride, o forse è la sua bocca con quella forma girata per aria che sorride anche quando non vuole. Io per difendermi me lo metto in bocca. Resisto, ce la faccio. Poi mi brucia troppo e sputo tutto per terra. 
Lei guarda il grumo bavoso che finisce di sciogliersi nella sabbia. Si china per vederlo meglio. Io mi vorrei seppellire, però tira su gli occhi e non le fa schifo. È così magra, e il sorriso sempre acceso mi confonde. Però secondo me non le fa schifo.
“Il mare oggi è noioso, andiamo di là.”
“Di là... dove?”
“Aspetta.” Fa una corsa dentro al bar e torna subito.
“Sono le quattro e dodici” si dice da sola. Infila le ciabatte e si avvia verso la pineta. Quando mi vede che sono ancora piantato sul muricciolo, con la mano mi fa daiii. Allora butto lo stecco nel cestino e scappo dietro a quelle gambette dritte che non credevo potessero andare così in fretta.
All’inizio della pineta si ferma. Si arrampica sulla staccionata e fissa il buco nella siepe che sarebbe la strada. Arriva il bus. Qualcuno scende e qualcuno sale. Lei dice guarda, lo vedi che è dello stesso colore del cielo? Secondo te dove va?
“...In cielo?” dico tanto per dire. Lei si gira. Il sorriso si è spento. Che detto così sembra una cosa brutta, ma è solo che la bocca ha cambiato forma, e ora si vedono solo gli occhi, neri e lucidi più delle biglie di Tuk.
{ storie della domenica }
• 101 •
#scrivere #writing #storiedelladomenica
  • “Ti servono?”
    “Cosa?”
    “Le mie ciabatte.”
    “...Perché?”
    “Boh, le fissavi intensamente.”
    “No è che... vanno in direzioni diverse.”
    “E quindi?”
    “E quindi... vanno messe in ordine.”
    “Chi l’ha detto?”
    Io guardo la bambina strana della quarta fila, secondo ombrellone a sinistra, e penso che è davvero strana. Ha un costume con le stelle nere troppo grande, le ciondola sui fianchi che non sembra farci caso quando ci mette le mani sopra.
    “Tu sei Filippo.”
    Cerco il punto di domanda ma non lo trovo.
    “Io mi chiamo Cristina. Però non mi piace, forse lo cambio.” Io non dico niente, perché a questa cosa che ci si può cambiare il nome, proprio non ci avevo mai pensato.
    “Hai finito con quello?” Indica il mio ghiacciolo. “Con quanti te ne mangi, a fine stagione sarai diventato un limone.” Sorride, o forse è la sua bocca con quella forma girata per aria che sorride anche quando non vuole. Io per difendermi me lo metto in bocca. Resisto, ce la faccio. Poi mi brucia troppo e sputo tutto per terra.
    Lei guarda il grumo bavoso che finisce di sciogliersi nella sabbia. Si china per vederlo meglio. Io mi vorrei seppellire, però tira su gli occhi e non le fa schifo. È così magra, e il sorriso sempre acceso mi confonde. Però secondo me non le fa schifo.
    “Il mare oggi è noioso, andiamo di là.”
    “Di là... dove?”
    “Aspetta.” Fa una corsa dentro al bar e torna subito.
    “Sono le quattro e dodici” si dice da sola. Infila le ciabatte e si avvia verso la pineta. Quando mi vede che sono ancora piantato sul muricciolo, con la mano mi fa daiii. Allora butto lo stecco nel cestino e scappo dietro a quelle gambette dritte che non credevo potessero andare così in fretta.
    All’inizio della pineta si ferma. Si arrampica sulla staccionata e fissa il buco nella siepe che sarebbe la strada. Arriva il bus. Qualcuno scende e qualcuno sale. Lei dice guarda, lo vedi che è dello stesso colore del cielo? Secondo te dove va?
    “...In cielo?” dico tanto per dire. Lei si gira. Il sorriso si è spento. Che detto così sembra una cosa brutta, ma è solo che la bocca ha cambiato forma, e ora si vedono solo gli occhi, neri e lucidi più delle biglie di Tuk.
    { storie della domenica }
    • 101 •
    #scrivere #writing #storiedelladomenica
  • 6 1 18 August, 2019
  • Hey friends! Abbie wanted to remind you that my book is still available for sale on Amazon! Digital or paperback, for your convenience!!
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  • 2 1 18 August, 2019
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  • 572 35 18 August, 2019