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selinunte - 66.3k posts

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  • [Selinunte/3]

L’acropoli di Selinunte è una collina che declina verso il mare, al di sopra della quale si sono succeduti gli edifici costruiti dai vari abitanti della città nel corso dei secoli.

Ancora adesso, domina l’area il tempio C, forse dedicato ad Apollo, il più grande ed antico dell’acropoli: costruito a metà del VI secolo a.C., era circondato da 42 colonne doriche, 12 delle quali sono state risollevate nel secolo scorso.

Ma erano numerosi gli edifici templari che arricchivano l’acropoli: i templi A e O, forse dedicati ai Dioscuri, il tempio D dedicato probabilmente ad Afrodite, il piccolo tempio B, di età ellenistica.

Accanto agli edifici sacri, sopravvivono poi i resti del centro abitato: le due strade perpendicolari che suddividevano la collina, i resti delle abitazioni di età punica, legate alla ricostruzione della città compiuta dai Cartaginesi nel III sec. a.C., il villaggio bizantino che si era insediato qui in età altomedievale.

Anche qui, non mancano le rovine colossali degli edifici templari, poggiate sul terreno, mentre sullo sfondo, si intravede sempre la presenza costante del mare. (Oltre alle meraviglie del luogo, devo confessare che una luce così bella in piena estate a mezzogiorno, raramente mi era capitato di incontrarla) •
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#selinunte #igersitalia #sicilia #sicily #igerssicilia #beniculturali30  #yallerssicilia #archeologia #volgosicilia #archaeology #tesori_italiani #yallersitalia  #arthistory #storiadellarte #arte #ilikeitaly #culturaltourism #trip #cultura #ig_visitsicily #visitsicilyinfo #greeceandrome #antiqua_archeologia
  • [Selinunte/3]

    L’acropoli di Selinunte è una collina che declina verso il mare, al di sopra della quale si sono succeduti gli edifici costruiti dai vari abitanti della città nel corso dei secoli.

    Ancora adesso, domina l’area il tempio C, forse dedicato ad Apollo, il più grande ed antico dell’acropoli: costruito a metà del VI secolo a.C., era circondato da 42 colonne doriche, 12 delle quali sono state risollevate nel secolo scorso.

    Ma erano numerosi gli edifici templari che arricchivano l’acropoli: i templi A e O, forse dedicati ai Dioscuri, il tempio D dedicato probabilmente ad Afrodite, il piccolo tempio B, di età ellenistica.

    Accanto agli edifici sacri, sopravvivono poi i resti del centro abitato: le due strade perpendicolari che suddividevano la collina, i resti delle abitazioni di età punica, legate alla ricostruzione della città compiuta dai Cartaginesi nel III sec. a.C., il villaggio bizantino che si era insediato qui in età altomedievale.

    Anche qui, non mancano le rovine colossali degli edifici templari, poggiate sul terreno, mentre sullo sfondo, si intravede sempre la presenza costante del mare. (Oltre alle meraviglie del luogo, devo confessare che una luce così bella in piena estate a mezzogiorno, raramente mi era capitato di incontrarla) •


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  • 1,186 25 16 August, 2019
  • [Selinunte/2]

La ricostruzione del Tempio di Hera, e la complice assenza del tetto, permette di godere di un meraviglioso gioco di geometrie, formato dalle colonne, dagli architravi e dal cielo.

Se si riesce a rompere l’incanto, proprio a due passi dall’edificio dedicato a Hera, si possono ammirare le rovine di uno dei più grandi templi mai costruiti, il quarto per dimensioni assolute, il secondo di Sicilia.

È noto come Tempio G (a Selinunte, molti templi sono nominati con le lettere dell’alfabeto, in mancanza di informazioni certe sulle relative divinità), e misurava 110 x 45 m. 
Di questo edificio colossale non rimangono che le rovine, adagiate sul terreno. 
È stata però fatta una scelta molto particolare per quel che riguarda la fruizione del tempio: sono stati monumentalizzati i crolli, quasi come se le rovine fossero state congelate nel momento esatto della loro distruzione.

Per questo, camminando all’interno dei ruderi, è possibile scoprire resti di capitelli e di decorazioni di dimensioni gigantesche, che visti a distanza ravvicinata colpiscono ancora di più per la loro monumentalità.

Rimane in piedi una sola colonna, rialzata nell’800: come le altre, era alta 16 m e larga 3, e non era completamente scanalata, segno che forse la costruzione del tempio non fu mai del tutto completata.

E come spesso accade, non mancano le leggende popolari legate a questa colonna,  che volgarmente veniva chiamata “lu fusu di la vecchia”: per la sua forma infatti, la rovina veniva assimilata a un fuso per la filatura, utilizzato da uno dei giganti che avrebbero abitato le colossali rovine di Selinunte.
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  • [Selinunte/2]

    La ricostruzione del Tempio di Hera, e la complice assenza del tetto, permette di godere di un meraviglioso gioco di geometrie, formato dalle colonne, dagli architravi e dal cielo.

    Se si riesce a rompere l’incanto, proprio a due passi dall’edificio dedicato a Hera, si possono ammirare le rovine di uno dei più grandi templi mai costruiti, il quarto per dimensioni assolute, il secondo di Sicilia.

    È noto come Tempio G (a Selinunte, molti templi sono nominati con le lettere dell’alfabeto, in mancanza di informazioni certe sulle relative divinità), e misurava 110 x 45 m.
    Di questo edificio colossale non rimangono che le rovine, adagiate sul terreno.
    È stata però fatta una scelta molto particolare per quel che riguarda la fruizione del tempio: sono stati monumentalizzati i crolli, quasi come se le rovine fossero state congelate nel momento esatto della loro distruzione.

    Per questo, camminando all’interno dei ruderi, è possibile scoprire resti di capitelli e di decorazioni di dimensioni gigantesche, che visti a distanza ravvicinata colpiscono ancora di più per la loro monumentalità.

    Rimane in piedi una sola colonna, rialzata nell’800: come le altre, era alta 16 m e larga 3, e non era completamente scanalata, segno che forse la costruzione del tempio non fu mai del tutto completata.

    E come spesso accade, non mancano le leggende popolari legate a questa colonna,  che volgarmente veniva chiamata “lu fusu di la vecchia”: per la sua forma infatti, la rovina veniva assimilata a un fuso per la filatura, utilizzato da uno dei giganti che avrebbero abitato le colossali rovine di Selinunte.




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  • 1,525 23 13 August, 2019
  • [Selinunte/1]

Nella costa occidentale della Sicilia, lungo il corso del fiume Modione, nei millenni passati cresceva una pianta selvatica, identificata come prezzemolo, o forse meglio ancora con il sedano.

I greci la chiamavano “selinon” e, proprio a causa della sua abbondante presenza, avrebbero dato nome “Selinunte” alla colonia che avevano fondato intorno al 628 a.C.

In realtà, Selinunte era colonia di una colonia: erano stati i greci della costa occidentale della Sicilia, di Megara Iblea, a fondare una nuova città sul lato opposto dell’isola.

Ma Selinunte si affranca presto dal rapporto con la “madrepatria”, cresce e prospera nel VI sec. a. C., fino a diventare una delle più grandi potenze del mediterraneo antico.

Una grandezza effimera, che si frantumerà nel giro di pochi decenni: e di tutta quella ricchezza, di quella potenza, rimangono numerose tracce sul terreno.

Nello sconfinato parco archeologico di Selinunte, ovviamente sono i templi a catturare l'attenzione: sono sette, alcuni caduti in rovina, altri sopravvissuti, altri ancora ricostruiti.

Una parte degli edifici era stata costruita sull’acropoli, una splendida altura a picco sul mare; i restanti li potete ammirare sulla collina orientale della città.

E quello che vedete fa parte di quest’ultimo gruppo: è il cosiddetto Tempio di Hera, uno dei pochi edifici a cui è stato possibile ricollegare la divinità a cui era stato dedicato.

Si tratta di un tempio dorico, ma appartiene a una fase successiva della storia di Selinunte, il V sec. a.C., e a differenza degli altri due templi della collina, è possibile ammirarlo nel suo splendore grazie alla ricostruzione effettuata negli anni ‘50 del secolo scorso.

Salendo la scalinata, potete entrare nella parte più sacra dell’edificio, la cella, dove era custodita la statua di culto, e da qui ammirare tra le colonne da una parte il mare, dall’altra i resti di altri templi.

E forse le rovine di Selinunte sono ancora più impressionanti di ciò che è sopravvissuto.
  • [Selinunte/1]

    Nella costa occidentale della Sicilia, lungo il corso del fiume Modione, nei millenni passati cresceva una pianta selvatica, identificata come prezzemolo, o forse meglio ancora con il sedano.

    I greci la chiamavano “selinon” e, proprio a causa della sua abbondante presenza, avrebbero dato nome “Selinunte” alla colonia che avevano fondato intorno al 628 a.C.

    In realtà, Selinunte era colonia di una colonia: erano stati i greci della costa occidentale della Sicilia, di Megara Iblea, a fondare una nuova città sul lato opposto dell’isola.

    Ma Selinunte si affranca presto dal rapporto con la “madrepatria”, cresce e prospera nel VI sec. a. C., fino a diventare una delle più grandi potenze del mediterraneo antico.

    Una grandezza effimera, che si frantumerà nel giro di pochi decenni: e di tutta quella ricchezza, di quella potenza, rimangono numerose tracce sul terreno.

    Nello sconfinato parco archeologico di Selinunte, ovviamente sono i templi a catturare l'attenzione: sono sette, alcuni caduti in rovina, altri sopravvissuti, altri ancora ricostruiti.

    Una parte degli edifici era stata costruita sull’acropoli, una splendida altura a picco sul mare; i restanti li potete ammirare sulla collina orientale della città.

    E quello che vedete fa parte di quest’ultimo gruppo: è il cosiddetto Tempio di Hera, uno dei pochi edifici a cui è stato possibile ricollegare la divinità a cui era stato dedicato.

    Si tratta di un tempio dorico, ma appartiene a una fase successiva della storia di Selinunte, il V sec. a.C., e a differenza degli altri due templi della collina, è possibile ammirarlo nel suo splendore grazie alla ricostruzione effettuata negli anni ‘50 del secolo scorso.

    Salendo la scalinata, potete entrare nella parte più sacra dell’edificio, la cella, dove era custodita la statua di culto, e da qui ammirare tra le colonne da una parte il mare, dall’altra i resti di altri templi.

    E forse le rovine di Selinunte sono ancora più impressionanti di ciò che è sopravvissuto.
  • 1,747 34 10 August, 2019
  • [Selinunte/4]

Non sopravvive all’età antica Selinunte.

Già nel 409 a. C., i Cartaginesi la sconfiggono e la saccheggiano, mettendo fine al suo splendore. Raccontano le fonti che 16.000 cittadini vennero trucidati, 5000 fatti schiavi, altri 2000 riuscirono a fuggire.

Per un breve periodo, tra il III e il II sec. a. C., gli stessi cartaginesi si stabiliscono sulla sua acropoli, ma la città non risorgerà più, nonostante la presenza di alcuni monaci e di un insediamento bizantino in età altomedievale.

All’abbandono si aggiungono i terremoti, che contribuiscono a radere al suolo i giganteschi templi di Selinunte, e per secoli, il nome stesso della città andrà perduto.

Un cronista arabo ricorda la presenza di un villaggio in quest’area in età medievale, e il nome con cui lo cita è estremamente evocativo: "Rahl-al-Asnam", il villaggio dei pilastri, come se le rovine fossero rimaste le sole abitanti silenziose del sito, custodi di un passato ormai tramontato.

E come accade per gli esseri umani, ogni città ha il suo destino: Selinunte, non è sopravvissuta fino ai nostri giorni, al contrario di un’altra colonia greca, fondata più a sud qualche decennio più tardi, e tuttora esistente.

Ma prima di parlarne, volevo fare un veloce salto nel Medioevo, per farvi vedere qualche immagine di un borgo di origine altrettanto antica, sorto al di sopra di un monte, ma sempre nelle vicinanze del mare. •
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  • [Selinunte/4]

    Non sopravvive all’età antica Selinunte.

    Già nel 409 a. C., i Cartaginesi la sconfiggono e la saccheggiano, mettendo fine al suo splendore. Raccontano le fonti che 16.000 cittadini vennero trucidati, 5000 fatti schiavi, altri 2000 riuscirono a fuggire.

    Per un breve periodo, tra il III e il II sec. a. C., gli stessi cartaginesi si stabiliscono sulla sua acropoli, ma la città non risorgerà più, nonostante la presenza di alcuni monaci e di un insediamento bizantino in età altomedievale.

    All’abbandono si aggiungono i terremoti, che contribuiscono a radere al suolo i giganteschi templi di Selinunte, e per secoli, il nome stesso della città andrà perduto.

    Un cronista arabo ricorda la presenza di un villaggio in quest’area in età medievale, e il nome con cui lo cita è estremamente evocativo: "Rahl-al-Asnam", il villaggio dei pilastri, come se le rovine fossero rimaste le sole abitanti silenziose del sito, custodi di un passato ormai tramontato.

    E come accade per gli esseri umani, ogni città ha il suo destino: Selinunte, non è sopravvissuta fino ai nostri giorni, al contrario di un’altra colonia greca, fondata più a sud qualche decennio più tardi, e tuttora esistente.

    Ma prima di parlarne, volevo fare un veloce salto nel Medioevo, per farvi vedere qualche immagine di un borgo di origine altrettanto antica, sorto al di sopra di un monte, ma sempre nelle vicinanze del mare. •


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  • 409 8 18 August, 2019

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  • 🌻 Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.🌻
  • 🌻 Portami tu la pianta che conduce
    dove sorgono bionde trasparenze
    e vapora la vita quale essenza;
    portami il girasole impazzito di luce.🌻
  • 74 3 18 August, 2019
  • [Selinunte/4]

Non sopravvive all’età antica Selinunte.

Già nel 409 a. C., i Cartaginesi la sconfiggono e la saccheggiano, mettendo fine al suo splendore. Raccontano le fonti che 16.000 cittadini vennero trucidati, 5000 fatti schiavi, altri 2000 riuscirono a fuggire.

Per un breve periodo, tra il III e il II sec. a. C., gli stessi cartaginesi si stabiliscono sulla sua acropoli, ma la città non risorgerà più, nonostante la presenza di alcuni monaci e di un insediamento bizantino in età altomedievale.

All’abbandono si aggiungono i terremoti, che contribuiscono a radere al suolo i giganteschi templi di Selinunte, e per secoli, il nome stesso della città andrà perduto.

Un cronista arabo ricorda la presenza di un villaggio in quest’area in età medievale, e il nome con cui lo cita è estremamente evocativo: "Rahl-al-Asnam", il villaggio dei pilastri, come se le rovine fossero rimaste le sole abitanti silenziose del sito, custodi di un passato ormai tramontato.

E come accade per gli esseri umani, ogni città ha il suo destino: Selinunte, non è sopravvissuta fino ai nostri giorni, al contrario di un’altra colonia greca, fondata più a sud qualche decennio più tardi, e tuttora esistente.

Ma prima di parlarne, volevo fare un veloce salto nel Medioevo, per farvi vedere qualche immagine di un borgo di origine altrettanto antica, sorto al di sopra di un monte, ma sempre nelle vicinanze del mare. •
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  • [Selinunte/4]

    Non sopravvive all’età antica Selinunte.

    Già nel 409 a. C., i Cartaginesi la sconfiggono e la saccheggiano, mettendo fine al suo splendore. Raccontano le fonti che 16.000 cittadini vennero trucidati, 5000 fatti schiavi, altri 2000 riuscirono a fuggire.

    Per un breve periodo, tra il III e il II sec. a. C., gli stessi cartaginesi si stabiliscono sulla sua acropoli, ma la città non risorgerà più, nonostante la presenza di alcuni monaci e di un insediamento bizantino in età altomedievale.

    All’abbandono si aggiungono i terremoti, che contribuiscono a radere al suolo i giganteschi templi di Selinunte, e per secoli, il nome stesso della città andrà perduto.

    Un cronista arabo ricorda la presenza di un villaggio in quest’area in età medievale, e il nome con cui lo cita è estremamente evocativo: "Rahl-al-Asnam", il villaggio dei pilastri, come se le rovine fossero rimaste le sole abitanti silenziose del sito, custodi di un passato ormai tramontato.

    E come accade per gli esseri umani, ogni città ha il suo destino: Selinunte, non è sopravvissuta fino ai nostri giorni, al contrario di un’altra colonia greca, fondata più a sud qualche decennio più tardi, e tuttora esistente.

    Ma prima di parlarne, volevo fare un veloce salto nel Medioevo, per farvi vedere qualche immagine di un borgo di origine altrettanto antica, sorto al di sopra di un monte, ma sempre nelle vicinanze del mare. •


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  • 409 8 18 August, 2019